Clandestino

Il pensiero del Coreografo: “Sono profondamente convinta che noi siamo un’ espressione culturale della società in cui viviamo, frutto del nostro tempo presente, passato e futuro. Come individui assorbiamo e metabolizziamo dagli spazi che percorriamo

cercando di dare definizione e collocazione a noi stessi e agli altri e decodificando la condizione in cui viviamo. La nostra non è una realtà trasparente, i nostri occhi vedono solo ciò che credono di conoscere, i nostri occhi osservano solo una deformazione di ciò che realmente siamo. Anche tu fai parte di questa deformazione. La paura di essere violato nel tuo intimo non ti consente di entrare nell’intimo di chi vorrebbe essere ascoltato.” Barbara Piga

Presentazione del Progetto Performativo Il “Clandestino” nasce da una ricerca storico sociale, sul tema della clandestinità, che va a frugare nel tessuto sociale del nostro tempo. Il termine assume significato di atteggiamento, emozione interiore, introspezione ed espressione fisica di ciò che in noi fa fuoriuscire la nostra deformazione. La base di studio del tema è un quadro del pittore siciliano Andrea Cannizzo “Una lacrima su un campo di margherite”. Le opere di Andrea Cannizzo sono intrise di uno spessore vitale unico; forme, spazi e colori impressi nelle tele e nel tempo richiamano alla memoria quei concetti che stanno alla base del processo vitale degli esseri umani. La gestualita’ delle opere, che mette in evidenza il vivere quotidiano dell’uomo, i rapporti tra uomini e donne , tra padre e figlio e il continuo confrontarsi con il concetto di morte, riempie a pieno il materiale costituente l’opera artistica di Andrea Cannizzo. Rivisitando le tappe fondamentali del percorso artistico dell’autore, cogliendo i punti cardine sui quali ruota la sua produzione pittorica e decodificando il contenuto emozionale delle sue creazioni , i danzatori daranno luogo ad uno spettacolo in cui attraverso l’espressivita’ dei movimenti corporei, trasfigurera’ l’essenza delle creazioni d’arte. Il danzatore diviene in questo modo il trait d’union tra l’opera d’arte e il suo fruitore, la danza si qualifica in questo contesto come forma espressiva di supporto affinche’ l’osservatore possa entrare in contatto con l’oggetto artistico attraverso un percorso che utilizzando diversi canali di fruibilita’ sinestesica, puo’ condurlo ad un personale approfondimento emotivo. Lo sviluppo della spettacolo si lega a quello che la coreografa Barbara Piga individua quale spirito che alimenta le opere, quell’elemento di cui e’ possibile avvertire la presenza che e’data dalla forte energia derivante dal peso degli spazi pieni e vuoti lasciati dalle forme pittoriche e del tratto della loro gestualita’. La linfa vitale e l’energia embrionale che emergono dai tratti pittorici delle opere si manifestano attraverso un dialogo corporeo catturando i sensi del fruitore. In quest’ottica il corpo del danzatore rappresenta il mezzo attraverso il quale gli elementi sommersi dell’opera d’arte vengono svelati, custoditi e tramandati mediante quella forza istintuale che invade l’azione scenica. Lo spazio performativo ripercorre la prospettiva delle forme, dimora delle anime e della pura essenza.

Creazione del progetto Performativo

Creazione Video « Io… Clandestino » è un piccolo cortometraggio di 5’45” realizzato con i danzatori della compagnia che permette di conoscere il personaggio principale dello spettacolo e di dargli un volto. Il video si apre con l’immagine della donna del mistero, una figura mistica, che ci invita a percorrere un viaggio attraverso il quale possiamo visualizzare l‘anima tormentata del clandestino; gioca con i fili del destino mostrandoci la continua lotta interiore di un uomo che osservandosi da prospettive diverse cerca continuamente di identificarsi in una immagine ideale e di poter esprimere se stesso.
La creazione di immagine Ogni danzatore riveste un ruolo specifico interpretando un personaggio con una personalità ben definita che lo spettatore deve poter cogliere in ogni momento dello spettacolo. Per questo motivo è stato necessario lavorare ad una creazione di immagine per ogni interprete attraverso una ricerca psicologica, simbolica ed estetica. Il costume di scena nasce dall’esigenza di indossare solo la propria pelle, in modo tale che l’ espressione di ogni singola esternazione corporea passi direttamente dal danzatore allo spettatore senza alcun filtro extra. Il movimento comunica da solo, ed è l’unica voce tangibile di questo passaggio « Una lacrima su un campo di margherite gialle » A. Cannizzo
Estratto video Questo video, realizzato durante una prova, permette di avere un’idea della struttura, della ricerca e dello stile coreografico. Come si può osservare dalle immagini, il filmato essendo un estratto da una prova di coreografia è priva di effetti di luce, di scenografia e delle proiezioni video. Il percorso coreografico scelto per il video è un estratto del progetto complessivo. La sezione scelta rappresenta la parte centrale dello spettacolo dove si racchiude un capitolo molto importante dell’intera coreografia. I concetti seguenti sono quelli che vengono espressi in questo quadro coreografico: La deformazione L’occhio della giovinezza L’occhio della saggezza L’osservatore La rivelazione Il personaggio che apre questa scena non è altro che il nostro clandestino che cerca di riprendere il suo spazio. Facendo ciò si ripulisce del suo passato, si libera del peso delle sue vesti, correndo attorno alla sua immagine che cerca di abbandonare e scavalcare. Da attento osservatore ripercorre i suoi passi ammirando la difficoltà e le controversie vissute passando da uno stato di totale istintività ad una fase di maturità, imposizione della vita che ci mette di fronte a delle scelte. Il mescolarsi di queste due parti intime, lo scontrarsi fra loro, hanno fatto crescere l’uomo nuovo che ora è in lui, che con fatica e un po’ di nostalgia, riesce ad avere la sua affermazione su di esse. Il passaggio attraverso il quadro scenografico sottolinea il luogo di provenienza e il mezzo attraverso il quale si esprime. Il suo destino non è quello di restare intrappolato tra le maglie dei colori del quadro, ma quello di continuare il suo viaggio, durante il quale incontrerà altri personaggi che come lui stanno cercando la via del ritorno. La scena si apre in uno spazio chiuso, raccolto, che poi mano a mano si apre in una atmosfera più ampia per poi ritornare in un ambiente più intimo di riflessione. Il costume di scena nasce dall’esigenza di indossare solo la propria pelle, in modo tale che l’espressione di ogni singola esternazione corporea passi direttamente dal danzatore allo spettatore senza alcun filtro extra. Il movimento comunica da solo e resta l’unica voce tangibile di questo passaggio. « Passioni sotto la luna di Londra » A. Cannizzo

Struttura coreografica Lo spettacolo si sviluppa attraverso 5 quadri coreografici: Il marinaio, Il principio, Il clandestino, la donna del fiume, L’incontro Ognuna di queste sezioni prevede lo sviluppo di singoli passaggi interpretati da personaggi specifici che dominano le singole scene. Ogni quadro coreografico è un estratto dei dipinti presi in esame. La creazione d’immagine dell’intero spettacolo, a cura della “Giua” di Maurizio Calabrò. Questo è un aspetto importante da sottolineare in quanto rappresenta l’anello di unione tra ciò che il pittore ha messo su tela e ciò che il coreografo ha disegnato nello spazio. Qualsiasi elemento presente in scena ha una funzione specifica e simbolica ben definita. Le musiche inedite del progetto verranno curate da Emanuele Flammini, la realizzazione del montaggio per la videoproiezione invece è a cura di Anne Sophie Gosselin. Le scenografie sono state realizzate dal pittore Andrea Cannizzo. Sei saranno gli interpreti dello spettacolo (tra cui Federica Medda e Noemi Valente interpreti del quadro coreografico il clandestino) comprendenti anche il coreografo. Ognuno dei danzatori è stato scelto in base alla personalità, alla vestibilità del personaggio da interpretare e alla sua capacità di rivestire allo stesso tempo il ruolo di danzatore e creatore dell’immagine richiesta. Lo spettacolo può essere realizzato nei teatri ma a seconda delle esigenze, possono essere utilizzati anche spazi particolari di lavoro come siti archeologici, gallerie d’arte, etc. La performance permette di essere modificata in base alle location nelle quali dovrà essere rappresentata, senza dover essere costretti a tagli di scena, nonché di materiali utili per lo svolgimento stesso. È indiscutibile che nonostante l’evento possa essere modificato, la riuscita emozionale e’ sempre di grosso impatto per un pubblico attento e per gli addetti ai lavori. “ Il Clandestino è un messaggio diretto al cuore…dedicato a tutti coloro che hanno deciso nel più profondo io…. una grande rinascita”. . Dettaglio di una delle opere A. Canizzo

L’équipe del progetto L’équipe del progetto Il Clandestino è composta da 10 artisti professionisti qualificati per la realizzazione dello spettacolo : Coreografa : Barbara Piga Compositore: Emanuele Flammini Make-up artist: Maurizio Calabrò - Giua Collaboratore Stylist: Mauro di Palma Danzatori: Federica Medda, Noemi Valente, Yary Molinari, Daniele Amenta, Barbara Piga, Lara Borghini. Realizzazione dei quadri e delle scenografie: Andrea Cannizzo.

Messa in scena Lo spettacolo ha inizio attraverso un percorso di immagini che lo spettatore viene invitato a seguire prima di accedere alla sala del teatro. In questo modo lo spettatore può entrare in contatto con le opere del pittore che sono state fonte di ispirazione per la realizzazione della coreografia. Lo spettacolo in scena è costituito da una performance di danza contemporanea della durata di un’ora, strutturato in 5 quadri coreografici interdipendenti: Il marinaio, Il principio, il clandesino, la donna del fiume e l’incontro. Sulla scena 5 danzatori.

 

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